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DAL 27 Gennaio ore 8:30
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AL 31 Gennaio 2025 ore 18:15

Giorno della memoria

Biblioteca centrale del Polo Umanistico "E. R. Caianiello" (Edificio A3)

In occasione del Giorno della memoria che decorre il 27 gennaio, il Sistema Bibliotecario di Ateneo propone due mostre bibliografiche visitabili presso gli spazi espostivi situati all'ingresso delle biblioteche.

Biblioteca Umanistica E.R. Caianiello

IL CAMPO DI INTERNAMENTO DI CAMPAGNA

Tra tutti i campi di internamento istituiti in Italia a partire dal giugno 1940 e allestiti in edifici preesistenti, quello di Campagna può essere considerato il più grande. Il piccolo comune dell’entroterra salernitano, situato in una gola dei monti Picentini a 270 metri sul livello del mare, in considerazione della particolare cornice morfologica, ben si adattava alle esigenze d’internamento. Gli edifici requisiti sono due ex conventi collocati alle estremità del paese che è raggiungibile mediante un’unica via di accesso: condizione che offriva non solo una sorveglianza più agevole ma, soprattutto, un forte deterrente per eventuali fughe.

Data la sicurezza logistica delle sedi individuate e l’immediata disponibilità del Comune alla locazione degli edifici, il Ministero dell’Interno stabilì che l’ex convento degli Osservanti, in località Concezione, e l’ex convento dei Domenicani, in via San Bartolomeo, potevano essere adeguati a campo di concentramento per confinati ed internati civili di guerra.

Il 16 giugno 1940 arrivarono a Campagna nel campo della Concezione i primi trenta internati di cui 22 italiani e 8 stranieri, tutti segnalati come elementi pericolosi. In conseguenza del fatto che i due campi di concentramento non garantivano la presenza dello spazio minimo per muoversi, così come stabilito dalla Convenzione di Ginevra sul trattamento dei prigionieri di guerra, agli internati era consentito passeggiare liberamente in paese rispettando l’ambito delle zone autorizzate, delimitate da strisce di pittura colorata sul manto stradale e da tabelle di legno scritte in più lingue poste all’uscita del paese; tali zone non potevano essere oltrepassate se non con permessi speciali concessi dalla direzione.

In questo contesto si collocò la figura di Giovanni Palatucci, personaggio caro agli abitanti di Campagna, ma anche a molti ebrei che scamparano alla morte grazie a lui.

La collaborazione tra il vescovo di Campagna e suo nipote Giovanni Palatucci, commissario di PS reggente della Questura di Fiume, infatti, consentì a numerosi ebrei provenienti dall’Est Europa e da Fiume di essere internati nel campo di concentramento della cittadina campana, evitando la deportazione in Germania.

Considerato il regime coatto, le condizioni di vita nel campo erano relativamente buone. Gli internati potevano ricevere visite e godere dell'assistenza, in cibo, vestiti e denaro. Di loro solo due morirono nel corso dei tre anni, forse di tifo, e furono sepolti nel cimitero cittadino con rito funebre celebrato da due rabbini.

Tutta la città contribuì ad aiutare e proteggere gli internati. Per alleviare la loro detenzione fu allestita una biblioteca, una squadra di calcio che giocava periodicamente con squadre esterne e un bollettino degli internati.

Con l’arrivo degli Alleati a Salerno l'8 settembre 1943, le truppe tedesche poste nelle prossimità di Campagna, nell'intento di fare rappresaglie si diressero presso le ex caserme per giustiziare i detenuti. Giunti sul posto non trovarono nessuno, in quanto preventivamente avvisati dagli abitanti, gli internati furono fatti fuggire fra le montagne.

La mostra sarà accompagnata dalla proiezione del video "La biblioteca custode della memoria", che ripercorre le vicende del campo di internamento della cittadina campana.

Biblioteca Tecnico-Scientifica

LA SCIENZA SALVATA

Nel corso di una udienza presso Hitler, il fisico Max Planck intervenne in qualità di presidente del Kaiser Wilhelm Gesellschaft a favore dei suoi colleghi ebrei, sostenendo che la loro espulsione sarebbe stata un’ "automutilazione” per il progresso scientifico tedesco. A questa affermazione Hitler, incollerito, rispose: «le nostre politiche nazionali non saranno revocate o modificate, nemmeno per gli scienziati. Se il licenziamento degli ebrei significa l'annichilimento dell'attuale scienza tedesca, saremo senza scienza per alcuni anni!».

Con l'ascesa del regime nazista negli anni '30, le politiche razziali discriminatorie, le persecuzioni ideologiche e la soppressione delle libertà individuali costrinsero numerosi intellettuali, accademici e scienziati a fuggire dalla Germania e dai territori sotto il controllo nazista. La furia irrazionale delle persecuzioni razziali mise fine alla brillante situazione scientifica e culturale iniziata in Europa durante i primi anni del novecento, che vide fiorire nuove teorie in ogni campo del pensiero: la teoria della relatività, la meccanica quantistica e la scoperta della natura dell’atomo in ambito scientifico; il surrealismo ed il cubismo, il futurismo ed il razionalismo nelle arti figurative; il neo classicismo, la reazione antiromantica e la dodecafonia nella musica; la psicanalisi, il nichilismo, l’esistenzialismo nella filosofia.

Gli scienziati e tutti i pensatori di origine Ebrea furono, dunque, costretti ad emigrare fuori dall’Europa: Inghilterra, Stati Uniti e, in misura minore, Unione Sovietica divennero i principali rifugi per gli scienziati, che portavano con sé non solo la paura e il dolore, ma anche un bagaglio di conoscenze che avrebbe influenzato la scienza mondiale per decenni. In particolare, tra i migranti più significativi ci furono molti fisici, matematici, ingegneri e biologi. Tra questi, alcuni dei più noti furono Albert Einstein, che si rifugiò negli Stati Uniti nel 1933, Enrico Fermi, che emigrò in America per sfuggire alle persecuzioni razziali, Max Born, che emigrò in Gran Bretagna. Altri come Leo Szilard, Edward Teller e John von Neumann si stabilirono anch'essi negli Stati Uniti, contribuendo alla nascita della ricerca nucleare e alla creazione del Progetto Manhattan.

La diaspora scientifica durante l'Olocausto non fu solo una tragica conseguenza della persecuzione, ma segnò anche un'importante trasformazione nel panorama scientifico internazionale, dimostrando come, purtroppo, la scienza possa essere influenzata dalle dinamiche politiche e ideologiche, ma anche come le tragedie, a volte, possano dar vita a nuovi progressi inaspettati e a nuovi orizzonti di cooperazione globale.

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